“Mio figlio pesava 1,2 kg. Senza "CucciolO" non ce l'avremmo fatta”.

07/02/2018

La testimonianza di Caterina, avvicinatasi alla Onlus bolognese dopo la forte esperienza vissuta in prima persona
 
“Mi sono sentita un'incubatrice fallita”. Le parole di Caterina vibrano ancora di emozione. Sono trascorsi due mesi, ma, quando la memoria srotola fotografie impresse a fuoco nella mente, i ricordi riaffiorano nel presente. Caterina ha 35 anni, è mamma di Tommaso e racconta come sia servito poco per trasformare un sogno in un incubo. E di come dall'incubo sia sbocciata la realtà più gioiosa. 
Caterina conduceva una vita normale. Un lavoro, un compagno, amici, progetti. Quello che può far svoltare una vita esce dal cassetto a 34 anni. Basta un semplice test per comprendere il miracolo della vita. “Fin da quel momento, mi sono sentita una mamma”. La gioia, l'attesa, le fantasie. Le tenerezze sul divano mentre la cameretta prende forma: ecco, lì metterei il lettino, e in quell'angolo una scrivania, così quando cresce ci può studiare! E se poi preferisse fare altro?
Va bene così. In fondo, è bello così. Anche perché la gravidanza prosegue senza intoppi, fino ad un giorno in cui Caterina va dalla sua ginecologa. “Dottoressa, non mi sento bene”. “Signora, non si sente bene perchè è dilatata di 9 centimetri!”. 
Le settimane sono trenta, i battiti del cuore del bambino, e quelli della mamma, molti di più.
In otto minuti Tommaso viene alla luce. Pesa 1,497 kg: in certe situazioni anche i grammi fanno la differenza. Caterina lo aspetta, con accanto il compagno, per stringerlo tra le braccia. Ma l'infermiera lo porta via. 
“Mi sono sentita un'incubatrice fallita. Come se mio figlio non volesse stare con me”. 
E in effetti Tommaso in un'incubatrice vera ci finisce veramente. Per tanti, interminabili giorni. 
“Lo guardavo dal vetro, con tutti quei tubicini. Le altre mamme erano a casa con i loro bambini. Perché io e il mio eravamo lì, in quella situazione?”. 
Mentre Caterina si interroga avviene l'incontro. Il 17 novembre, proprio in occasione della Giornata Mondiale della Prematurità, nel reparto di Neonatologia dell'Ospedale Sant'Orsola di Bologna le si avvicinano alcune persone. “Buongiorno, siamo dell'associazione “CucciolO". Ci occupiamo dei bambini prematuri e delle loro mamme”. Inizia un dialogo, con loro e con il personale della Terapia Intensiva. “Un rapporto simbiotico”, racconta Caterina. “Tornata a casa, sentivo il bisogno di andare a salutarli. Mi mancavano i rumori del reparto, il suono delle loro voci. La realtà è che mi ero tanto legata a loro perché loro stavano facendo da mamma a mio figlio”. 
Coccole, carezze, calore: a quelle, in attesa dell'abbraccio di Caterina, ci pensano le volontarie del "CucciolO". “Senza di loro, non ce l'avremmo fatta”. Tommaso lo sente e cresce. Perché non c'è migliore nutrimento del ricevere amore. Il 13 dicembre va finalmente a casa con i suoi genitori. “Un regalo inaspettato in un momento inaspettato”. Come nei film. Quelli in cui vissero tutti felici e contenti. “Domattina abbiamo un altro controllo – rivela Caterina, che, nel frattempo, si è avvicinata e sostiene la Onlus che l'ha aiutata - ma il peggio è alle spalle”. E la storia, quella vera, quella che dà senso all'esistenza di ognuno di noi, è pronta per essere scritta. 
 
Damiano Montanari 
Ufficio Stampa e Comunicazione Couponlus