“Ho visto cose che...”: Andrea Mingardi e quel cambiamento a tempo di rock and roll

03/05/2018

“Ho visto cose che...”: Andrea Mingardi e quel cambiamento a tempo di rock and roll
Sale l'attesa per la presentazione live del nuovo disco dell'artista bolognese, in anteprima nazionale, martedì 8 maggio alle 21 al Teatro Il Celebrazioni. Parte dell'incasso andrà in beneficenza

Ha visto cose che... noi umani avremo la possibilità di ascoltare, dal vivo, martedì 8 maggio alle 21 al Teatro Il Celebrazioni di Bologna. Save the date: Andrea Mingardi presenterà il suo nuovo disco in anteprima nazionale, firmato, per l'occasione, “Andrea Mingardi Supercircus”, in omaggio alla band con cui l'artista bolognese voleva cambiare il mondo. E con cui, forse, un po' c'è riuscito.
Dodici brani inediti e una cover per guardarsi indietro e vedere scorrere, come le immagini di un film, una carriera costellata di successi, di innovazioni e di tanta buona musica. C'è il futuro tra le pieghe del passato. Ci sono contaminazioni jazz e soul, c'è il rock and roll e c'è il pop, <<ma non quello patinato di oggi>>. E ci saranno tante sorprese. Un motivo in più per non mancare, come racconta l'artista bolognese.
Martedì 8 maggio alle ore 21 al Teatro Il Celebrazioni di Bologna, presentazione live in anteprima nazionale di “Ho visto cose che...”. Come nasce un disco come questo?
<<Quando hai alle spalle un grande futuro, in qualche maniera, ti viene voglia di voltarti indietro.
Mi sono chiesto se ci fosse bisogno di scrivere un album nuovo di dodici brani inediti ed una cover, soprattutto in un mondo come quello di oggi, in cui le cose vengono consumate in trenta secondi e dimenticate nei trenta secondi successivi. Mi sono reso contento che avevo “l'urgenza”, come si dice in questi casi, di comunicare il mio punto di vista sullo stato dell'arte delle cose, della musica, della mia esperienza, della mia carriera così lunga e fortunata. Ogni canzone è importante per capire quello che eravamo, che siamo e che, speriamo, potremo diventare>>.
Con una carriera poliedrica come la sua, il disco non poteva non contenere contaminazioni tra i principali generi che lei ha interpretato, sempre con grande efficacia, nella sua carriera. Concorda?
<<Questo disco è firmato da “Andrea Mingardi Supercircus”, per ricordare la grande band che mi ha accompagnato tanto tempo, quando sembrava che la musica avesse orizzonti illimitati e non asfittici come ora. Ho voluto recuperare tutte queste passioni che mi hanno spinto a fare questo mestiere. Questo album è trasversale, spazia dal rhythm and blues al rock e al soul. Ci sono tutti gli amori passionali che mi hanno spinto a cantare, a suonare e a produrre musica. Ogni canzone ha riferimenti e temi che hanno un piede nella realtà del passato ed un altro piede nell'attualità>>.
Ascoltando la musica “di oggi” si sente amareggiato?
<<Amareggiato no. I giovani di oggi cantano tutti molto meglio ed i musicisti suonano tutti molto meglio rispetto a noi quaranta – cinquant'anni fa. E' un fatto incontenstabile. Ma dagli Anni Cinquanta alla fine degli Anni Settanta c'è stato un periodo di grande sperimentazione in cui sono nati fenomeni che ancora oggi sono un riferimento per tutti. Penso a De Andrè, a Frank Zappa, a Jimi Hendrix, a Joe Cocker, a Lucio Dalla e a Lucio Battisti: nessuno di loro è mai stato superato, tutti sono ancora estremamente attuali. Quando scompaiono grandi artisti come Prince, George Michael o David Bowie, si celebra un lutto a livello mondiale. Perché? Oggi siamo circondati da un pop patinato, sempre uguale a se stesso, con tante ottime voci, ma indistinguibili. Questo porta ad una riflessione. Siamo nell'epoca del “brevismo”. Abbiamo nella mente un telecomando che ci porta a cambiare canale, un amico, una situazione nel giro di un minuto. Niente dura più di un like sui social. Le cose che rimangono sono quelle su cui c'è stata maggiore ricerca>>.
In quest'ottica quale brano fotografa meglio questo aspetto della realtà odierna?
<<Non ho costruito quest' album attorno all'ipotetica speranza di avere una hit. La speranza è che ci si fermi più di un minuto per assaporare e comprendere atmosfere ed emozioni. Su questo non mi sono risparmiato, rischiando>>.
La canzone che dà il titolo all'album è “Ho visto cose che...”. Dietro al chiaro riferimento a “Blade Runner” cosa c'è?
<<Un flashback. Dicono che quando uno sta per morire riveda la sua vita in trenta secondi. Per fortuna io non sono in quelle condizioni, ma, se chiudo gli occhi, mi passano davanti tante immagini, come se guardassi fuori dal finestrino di un treno, come se fossi dentro a un film. Rivedo quello che ho visto, amato, perduto, le occasioni non sfruttate, ma anche le emozioni di ogni momento. Tutte queste cose sono state fondamentali, perché mi hanno permesso di costruire quello che sono adesso>>.
Il messaggio alle generazioni di oggi è: ora datevi una mossa. E' così che si può cambiare il mondo?
<<Per Mina ho scritto una canzone, “Ci vuole un po' di rock and roll”. Lei l'ha inserita nel suo disco e, considerando il rapporto fantastico che c'è tra di noi, non escludo che un giorno potremmo anche interpretarla insieme. Oggi ci vorrebbe una sberla, come negli Anni Cinquanta, perché ci si svegliasse e si riprendesse in mano la voglia di cambiare le cose. Servirebbe un po' in tutto>>.
In questo contesto che opinione ha del Festival di Sanremo, a cui lei ha partecipato più volte in passato. Tornerebbe sul palco dell'Ariston?
<<Io mi diverto a fare qualsiasi cosa, purchè sia di qualità. Negli ultimi due anni Sanremo, pur senza volerlo fare apertamente, ha un po' sconfessato se stesso. Sia Gabbani, sia Lo Stato Sociale – ragazzi piacevoli, divertenti e interessanti - hanno portato canzoni “non sanremesi”. E' importante cercare di rinnovarsi. Ci vorrebbe qualche “sberla”. Ci vorrebbe un po' di rock and roll>>.
La passione per lo sport che la contraddistingue, da grande tifoso del Bologna Calcio e della Virtus Pallacanestro, è presente nel suo album?
<<Fare questo mestiere è ancora un fatto passionale, quasi agonistico. Si deve lottare per mettere il naso al di fuori del livello del mare. Se non hai questo spirito, ti lasci inevitabilmente prendere dalla rassegnazione. Ricordo spesso una frase dell'attore Laurence Olivier: “Ho fatto circa tre-quattromila repliche di Amleto. La gente mi chiede se non mi sia mai annoiato ed io rispondo di no, perché ogni sera ingaggio un incontro di box con il pubblico e cambio qualcosa”. Quando salgo sul palco “sento” il pubblico, non ho una scaletta programmata. E' come un allenatore di calcio o di basket che “legge” la situazione durante la partita>>.
Una parte del ricavato della serata andrà in beneficenza, conferma?
<<Certamente. E' un fatto naturale. Io ho ancora un cordone ombelicale ben saldo con questa città e con il territorio. La ridistribuzione di una parte della fortuna che ho avuto è un fatto spontaneo (Mingardi è testimonial della FANEP, di cui ha recentemente scritto il nuovo inno, ndr). Non amo parlarne, ma colgo l'occasione per chiamare a raduno il pubblico: vogliamo avere il teatro pieno.
Con me saliranno sul palco i musicisti che mi sono stati vicini in questi anni, ribattezzati “Super Circus”, e l'Orchestra Senza Spine. Ci saranno i brani del disco nuovo, ma anche quelli “storici”, delle origini, quelli dialettali e quelli che hanno caratterizzato la mia carriera. Vi aspetto tutti. Sarà … uno spettacolo>>.

I biglietti per lo spettacolo si possono acquistare presso la biglietteria del Teatro Il Celebrazioni e sul circuito Ticket One.

Damiano Montanari
Ufficio Stampa e Comunicazione Couponlus